IL PUNGOLO DI ALBERTO GIANNINO
IL PREMIO GRINZANE CAVOUR FINISCE NEL FANGO

Culture(16/03/2009) - Il premio Grinzane Cavour, presieduto da Giuliano Soria, 58 anni, celibe, Professore Ordinario di Letteratura Spagnola al'Università Roma Tre, è finito nel fango. E a trascinarlo negli acquitrini delle pozzanghere è stato proprio il suo fondatore attualmente rinchiuso nel Carcere delle Vallette a Torino per malversazione di fondi pubblici, appropriazione indebita, ingiurie, maltrattamenti e violenza sessuale, ecc. Oggi Soria si è dimesso da Presidente del Premio Grinzane Cavour per indurre il GIP a scarcerarlo o a concedergli gli arresti domiciliari dal momento che con questo gesto, a suo dire, non potrebbe inquinare le prove. Ma l'arresto del Soria era stato disposto "per la sua propensione a delinquere". Davanti al GIP Soria ha ammesso che una parte dei soldi del Grinzane Cavour sono stati utilizzati per sue attività private. Soria, che in 27 anni ha ricevuto dagli Enti locali, Banche, Aziende la somma di 23 milioni di euro, di altri 6 milioni di euro di per la ristrutturazione del Castello di Costigliole d'Asti (suo Paese natio) è accusato dalla procura di Torino di aver fatto sparire la somma di 915 mila euro per acquistare una casa e per la ristrutturazione di altre case. Il Nostro, poveretto, aveva solo 18 appartamenti (a Torino, a Costigliole D'Asti, Parigi, a Ospitaletti davanti alla scogliera del mare, a Costigliole d'Asti) e ben sette terreni agricoli nell'astigiano e nel cuneense, e aveva bisogno di attingere dalle casse dell'Associazione. Non solo: la Finanza è alla ricerca del Tesoretto accantonato in tanti anni di fatiche letterarie. Da qui le indagini in Svizzera, Francia, Lussemburgo e Principato di Monaco. E anche nei paradisi fiscali. Le rogatorie internazionali sono già pronte, ma si cercano i conti correnti bancari. Ma chi sono i suoi sostenitori istituzionali da sempre? la Regione Piemonte, la Fondazione CRT e poi la Provincia di Torino, in collaborazione con la Città di Torino, la Città di Alba e con altri enti pubblici e privati, quali la Martini & Rossi, la Ferrero, la Lavazza, la Provincia di Cuneo e, in passato, la Società Editrice Internazionale, sponsor storico del Premio. E ancora: abbiamo la collaborazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Pubblica Istruzione, del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Infine altre Banche (Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, Compagnia di San Paolo, fondazione Cassa di Risparmio di Puglia, e Fondazione Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania. E altri comuni e province che il Soria chiamava "mecenati istituzionali". Ebbene questi mecenati istituzionali, per il suo premio Grinzane Cavour, davano ben 5 milioni di euro ogni anno. E' vero che le attività e gli eventi del Grinzane Cavour erano numerose e si estendevano anche a Mosca, san Pietroburgo, Parigi, Montevideo, Cuba, Africa, e soprattutto in Piemonte, ma va detto che il Soria con i soldi pubblici organizzava colazioni e pranzi ( il Barolo e i tartufi non mancavano mai sulla tavola) per giornalisti della carta stampata e della Rai, per i critici, per la Giuria, per i letterati e gli intellettuali organici al Premio Grinzane. Gli Hotel erano tutti rigorosamente a cinque stelle, i pranzi nei migliori ristoranti del Piemonte, gli alberghi a Stresa sul Lago maggiore. E le trasferte all'estero e i viaggi costavano moltissimo a cui partecipavano le firme più prestigiose dei quotidiani italiani per il settore cultura in cambio di pubblicità al premio stesso. A questo riguardo il Presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Piemonte ha detto che chi ha sbagliato pagherà. Soria aveva capito che il Grinzane Cavour era una macchina da guerra per fare soldi: da qui allora altri premi letterari minori che procuravano altri quattrini: Il Premio Grinzane Pavese, il Premio Grinzane Fenoglio, il Premio Grinzane Noir, il Barolo Letterario, Il Premio Alba Pompeia, Il Premio Grinzane Cavour Mosca, Francia, Montevideo, Africa, l'Avana, Due Oceani, ecc. Attorno al Circo Barnum di Soria c'erano nani e ballerine, come alla Festa privata della vendemmia che si svolgeva ogni anno al Castello di Costigliole d'Asti, e vari letterati. C'erano anche le solite marchette prezzolate della carta stampata che per un viaggio in Africa, in Russia, a Cuba, in America Latina erano disposti a scrivere tutte quello che desiderava Soria. Dire che Soria non fosse un uomo intelligente, eclettico, preparato culturalmente, sarebbe dire il falso. Ma fino a che punto Soria organizzava in maniera disinteressata tutti questi premi? E che benefici ne ricavava? E lo stuolo di scrittori, giornalisti, critici d'arte, intellettuali, attori, attrici che lo riverivano e lo omaggiavano scappellandosi alla sua presenza cosa ci guadagnavano? Sicuramente i leggendari gettoni di presenza che risultano a bilancio e poi viaggi, inviti, colazioni, soggiorni vari. Il Soria naturalmente gestiva ogni anno 5 milioni di euro per pubbliche relazioni ( arte in cui eccelleva) e per mantenere le sue 18 case, i domestici, i collaboratori, gli stagisti e per condurre un tenore di vita elevato nel lusso più sfrenato. Se l'avesse fatto con i suoi soldi non ci occuperemmo del Soria accusato, fra l'altro, anche di molestie sessuali, ingiurie e di razzismo verso un suo domestico di 28 anni, ma questo Impero fondato sui libri e sui soldi l'ha costruito con con il denaro pubblico. E' una vergogna che un docente universitario abbia potuto fare queste violenze, angherie e soprusi ai suoi dipendenti; è una vergogna che chi doveva promuovere la cultura italiana nel mondo l'abbia fatto ma approfittando della mancanza di controlli rigorosi da parte degli enti preposti; è una vergogna che tutti coloro che in questi 27 anni anni hanno condiviso con lui viaggi all'estero, pranzi, cene, gettoni di presenza siano scappati quando la barca affondava; è una vergogna che questo signore per 27 anni abbia potuto godere di protezioni politiche bipartisan e appropriarsi indebitamente del denaro pubblico come afferma la Procura di Torino. Il «convinto e reiterato comportamento nel tempo» di un uomo che per 27 anni ha fatto la fortuna del Premio, sì. Ma soprattutto la sua. Con un fiume di denaro usato come patrimonio personale e una gestione «a dir poco clientelare», della sua multinazionale della cultura: regali, inviti a cena, viaggi, casse di vino pregiato... Il professore, rileva il gip Silvia Salvatori, era convinto di poter contare sulla sua personalità di «individuo incline alle ingiurie e alle prevaricazioni, in grado di sfruttare sapientemente la sua posizione di potere e di influenza per assoggettare alle proprie pretese le persone con cui entrava in contatto anche attraverso l'umiliazione psicologica dei vari dipendenti ». Se Giuliano Soria rappresenta la cultura italiana nel mondo, la rappresenta male. Ma chi sapeva e ha taciuto è colpevole quanto lui.

Alberto Giannino
a_gi@live.it
IMGPress tutti i diritti riservati. Reg. Trib. ME n.1392 del 18/06/92