MAFIA & COLLUSIONI ISTITUZIONALI VENUTI A GALLA NEL FASCICOLO MONTAGNA
IL CONTROLLO DEGLI APPALTI PUBBLICI NELLA PROVINCIA DI MESSINA

SocietÓ(31/12/2008) -

Numerosissimi degli indagati dell'operazione antimafia della DDA di Messina denominata Montagna risultano avere la gestione, ufficialmente, per interposta persona o di fatto, di imprese edili, di movimento terra o comunque idonee ad acquisire appalti pubblici. Le intercettazioni disposte nell’ambito del procedimento dimostrano con una certa chiarezza le modalità attraverso le quali tali imprese operano nel loro territorio di riferimento, facendo sì che, quanto meno per le commesse più importanti, i lavori vengano ripartiti tra gli imprenditori “amici”, in spregio a ogni regola di concorrenza.

Da un’analisi complessiva dei dati disponibili in proposito le modalità attraverso le quali tale controllo viene attuato possono schematicamente ricondursi a varie tipologie. In alcuni casi gli appalti sono stati controllati attraverso la creazioni di cartelli di imprese. L’analisi criminologica dei pubblici incanti considera centrale la proporzione delle singole offerte rispetto alle altre nonché alla base d’asta. In questo senso le cc.dd. offerte anomale, vale a dire quelle che si discostano notevolmente dalla media delle altre, sono generalmente considerate un indizio di una turbativa d’asta. Per questa ragione le legislazioni, a tutti i livelli, comunitario, statale e regionale, nel disciplinare le procedure di gara, prevedono normalmente che l’aggiudicazione non avvenga puramente e semplicemente in favore dell’offerta più bassa, ma in base a meccanismi che consentono di escludere le offerte anomale, garantendo nel contempo il corretto funzionamento della concorrenza tra le imprese e l’effettiva possibilità per l’impresa aggiudicataria di realizzare le opere al prezzo offerto. È evidente, infatti, che un’offerta particolarmente bassa, fuori dalla portata dell’impresa aggiudicataria, porta con sé l’elevatissimo rischio dell’interruzione dei lavori nella migliore delle ipotesi, della frode o della variante in aumento nella peggiore. Per aggirare queste normative un certo numero di imprese si accordano tra loro e partecipano alla gara apparentemente in concorrenza. Accordandosi nella indicazione delle percentuali di ribasso, se si controlla un numero di offerte sufficiente in relazione al numero complessivo dei partecipanti alla gara, è possibile spostare la soglia oltre la quale le offerte sono considerate anomale, predeterminando con una certa approssimazione il ribasso cui sarà aggiudicata la gara e tagliando fuori un certo numero di imprese non legate al cartello. Che in esito a tale meccanismo la gara venga aggiudicata all’una o all’altra delle imprese del cartello è irrilevante perché i lavori vengono comunque eseguiti secondo schemi prestabiliti, facendo in modo di far guadagnare tutti gli imprenditori “amici”, secondo le forme più convenienti. Nell’ambito della presente indagine, le intercettazioni consentono di individuare l’operatività di cartelli di questo genere, facenti capo, rispettivamente, a Frasconà Cantalanotte Nicolò e Testa Camillo Bartolomeo. Così, il 9 aprile 2005 è stato intercettato un colloquio tra Bonanno Conti Armando e Frasconà Cantalanotte nel corso del quale il secondo ha riferito di doversi recare da “Bruno Calabrese” per ritirare “una busta” relativa a una gara che si sarebbe tenuta il lunedì successivo. Lo stesso ha poi esternato all’amico il timore che a una certa gara partecipassero più di 50 imprese (“io mi scanto che arrivano più di 50 buste”), facendo riferimento a un ribasso del 23,78% che avrebbe voluto offrire. Qualche minuto dopo i due si sono incontrati con Pinzone Vecchio Salvatore, amministratore della Euro Asfalti–Cercom s.r.l. La discussione ha riguardato un appalto da 250.000 euro relativo a un consolidamento. Pinzone Vecchio, nel manifestare un certo interesse (“è un bel lavoro”), ha fatto presente di non essere stato assegnatario in passato di lavori nelle categorie previste dal bando (“che categorie ci vogliono? ... Io non li tengo”). Un’attività analoga è stata posta in essere con riferimento all’impresa Bonina. Nel pomeriggio del 20 aprile, in particolare, Bonanno Conti e Frasconà Cantalanotte hanno discusso di un foglio da far avere a Bonina in modo tale che questi potesse “fare la busta”(4). Circa mezzora dopo, in effetti, Bonanno Conti ha consegnato a un tale “Nino”, identificato in atti in Pinzone Vecchio Antonino, fratello di Salvatore, due fotocopie da far avere a Bonina (“se ci potete fare capitare due fotocopie di questi a Bonina”). Un’operazione identica è riscontrabile, con rilevante grado di probabilità, con riferimento alla gara di appalto bandita dal comune di Capizzi per “lavori di arredo urbano della via Roma”. Detta gara è stata aggiudicata, in data 27 aprile 2005, alla Palladium s.r.l. di Licata, con un’offerta di € 196.679,52 corrispondente a un ribasso del 23,24%. Nel pomeriggio dello stesso 27 aprile Testa Camillo Bartolomeo e Fazio Antonino hanno commentato l’esito della procedura. Fazio, in particolare, ha fatto riferimento a “Nicola”, come colui che aveva consegnato la busta contenente l’offerta poi rivelatasi vincente (“l'aveva Nicola quella busta ... dice che l'aveva Nicola”). Riprendendo il discorso dopo la caduta della linea, i due hanno ribadito il medesimo concetto (“Dice che l’aveva Nicola”), facendo esplicito riferimento all’impresa Palladium (“Billadium ... che ne so”) e al ribasso offerto (“24 ... eh 23 e 24”), con ciò chiarendo definitivamente che l’argomento afferiva proprio alla gara predetta. Il “Nicola” di cui si parlava nelle telefonate predette è certamente Frasconà Cantalanotte. Sono state intercettate numerosissime telefonate tra il prevenuto e Vecchio Angelo, tutte afferenti alla gestione dei lavori nel territorio di Capizzi. Vecchio è il soggetto che di fatto gestisce l’impresa Palladium il cui capitale appartiene per 4/10 alla di lui sorella. Le telefonate intercettate dimostrano che era Vecchio Angelo, d’intesa con Frasconà Cantalanotte, a effettuare le scelte imprenditoriali e che era l’indagato capitino a occuparsi in loco della direzione dei lavori, del procacciamento dei mezzi, dei rapporti con i funzionari del comune, ecc. In tale attività Frasconà Cantalanotte è stato coadiuvato da Calabrese Antonino, Calabrese Filadelfio e Musarra Amato Benedetto. Calabrese Antonino, il 13 settembre 2005, si è recato presso la ditta Ricciardello per noleggiare un escavatore. Allo scopo di completare la pratica, ha richiesto telefonicamente a Frasconà Cantalanotte a chi dovesse essere intestata la fattura(8). Dal successivo contatto, avvenuto sull’utenza del Frasconà tra un impiegato della ditta Ricciardello e il geom. Salvatore Lentini, sono stati specificamente indicati gli estremi e la partita IVA della Palladium s.r.l., con specificazione che l’escavatore era destinato ai lavori per l’arredo urbano di Capizzi(9). Con Calabrese Filadelfio e Musarra Amato, nella mattinata del 30 dicembre 2005, Frasconà si è recato nell’agrigentino e, poco dopo le 14, si è incontrato a Licata con Vecchio Angelo. Da tali dati si coglie, dunque, che la Palladium faceva parte di una cordata di imprese che faceva riferimento a Frasconà Cantalanotte, espressamente indicato nella telefonata sopra citata come colui che aveva “portato la busta”. Coerentemente con tale impostazione, é stato sempre Frasconà a gestire la materiale esecuzione dei lavori, nonostante l’apparente assenza di rapporti con l’impresa aggiudicataria, ovviamente facendo sì che dai lavori traessero beneficio le imprese a lui vicine, prima fra tutte quella di Calabrese Antonino e Calabrese Filadelfio. La vicenda di questa gara d’appalto, peraltro, dimostra l’antagonismo esistente tra Frasconà Cantalanotte e il gruppo di imprese facente capo a Testa Camillo Bartolomeo. Dalla telefonata tra questo e Fazio Antonino sopra citata, infatti, si coglie agevolmente che i due interlocutori non avevano alcun rapporto con l’impresa Palladium e che il fatto che l’offerta vincente fosse stata consegnata da “Nicola” era l’elemento che determinava la loro soccombenza nell’appalto. Tale contrapposizione è riscontrabile anche con riferimento alla gara per la sistemazione del piazzale antistante la scuola elementare di Capizzi, aggiudicata in data 29 agosto 2005 all’impresa individuale Conticello Luigi, avente sede a Cerami. Le telefonate intercettate sull’utenza mobile nella disponibilità di Testa Camillo nelle ore successive alla gara dimostrano il dispetto del predetto indagato per l’esito sfavorevole della procedura. In una conversazione delle 10,35 del 30 agosto, poi, discutendo con Fazio Francesco Antonino, il prevenuto ha ventilato la possibilità di proporre un ricorso in quanto in una delle offerte era stata omessa, per una svista, una dichiarazione. L’esclusione di tale offerta, secondo quanto sostenuto nella telefonata, avrebbe determinato l’aggiudicazione della gara a Calabrese Luigi Giacomo. Il giorno successivo, tuttavia, Testa Camillo ha appreso da questo che dietro la ditta Conticello vi era in realtà Frasconà Cantalanotte. Secondo Calabrese, infatti, quest’ultimo si era parecchio infastidito allorché gli era stata prospettata la possibilità di un ricorso (“c’erano cose nere ... e che sputavano nero”) e aveva tenuto a sottolineare il proprio interesse personale al mantenimento dell’aggiudicazione a Conticello in quanto “quella cosa era di suo nipote”. Pur non dimostrandosi propenso ad assecondare le pretese di Frasconà Cantalanotte (“che ora anche quelli di Cerami erano suoi nipoti?”), Calabrese ha rimesso a Testa Camillo ogni decisione in ordine all’opportunità di proporre un ricorso che, secondo le valutazioni espresse nella telefonata, aveva buone possibilità di determinare l’annullamento dell’aggiudicazione. Il fastidio di Frasconà Cantalanotte e del nipote Fazio Francesco emerge anche da una telefonata, successiva di circa un’ora, nel corso della quale Fazio Francesco Antonino ha ribadito che “Nicola” e “Francesco” “stavano facendo l’inferno”, confermando la valutazione per cui un ricorso avrebbe determinato l’aggiudicazione della gara a Calabrese. In tale situazione Testa Camillo si è probabilmente determinato ad adottare una strategia prudente. A dispetto dei propositi bellicosi dei suoi sodali, apparentemente inclini a presentare ricorso, andando quindi a uno scontro frontale con gli imprenditori concorrenti, egli si è risolto a cercare un contatto diretto con Frasconà Cantalanotte, sollecitando Farinella Vincenzo a rintracciarlo. Gli atti non consentono di affermare se l’incontro programmato si sia effettivamente verificato o se, comunque, Testa Camillo e Frasconà Cantalanotte abbiano avuto un contatto per discutere della questione. Presso l’ufficio tecnico di Capizzi, in ogni caso, nessun ricorso risulta essere stato presentato. Il che fa pensare che, quanto meno in questa fase, il potenziale contrasto tra i due gruppi abbia raggiunto una qualche composizione. Che Testa Camillo si dedichi alla partecipazione a gare di appalto secondo le stesse modalità adottate da Frasconà Cantalanotte emerge, del resto, da diverse altre intercettazioni. Il 29 aprile 2005 il prevenuto ha telefonato a Mancuso Catarinella Giacomo e, dopo avergli detto che si trovava in compagnia del “figlio di Stanzù”, gli ha spiegato che non era più possibile consegnare le “buste” al comune in quanto era passato l’orario in cui le stesse venivano ricevute. Significativo è che Testa Camillo e Mancuso Catarinella siano titolari di imprese individuali che, operando nello stesso settore, dovrebbero teoricamente essere in concorrenza tra di loro. Dalla telefonata del 29 aprile, pertanto, emerge con chiarezza che almeno due imprese si relazionavano tra loro per la consegna di offerte in un comune, evidentemente in funzione della partecipazione concordata a una gara d’appalto.
Fazio Francesco Antonio è verosimilmente colui che, per conto del gruppo facente capo a Testa Camillo, si occupa di redigere materialmente le offerte da presentare. Tali due indagati sono i protagonisti di una conversazione telefonica intercettata nel pomeriggio dello stesso 29 aprile(15), nell’imminenza della gara per la costruzione del piazzale in zona “Tre Croci” indetta dal comune di Capizzi e aggiudicata il 16 maggio 2005(16) alla Blas Costruzioni s.r.l. di Caltanissetta, con un ribasso del 28,76%. Nell’occasione Testa Camillo ha chiesto a Fazio se avesse compilato una certa cosa (“senti una cosa, ma quella cosa mia me l’hai scritta”), segnalandogli il suo particolare interesse (“perché questa è importante, hai capito o no?”). L’interlocutore ha risposto di aver redatto, nel corso dello stesso giorno, tutto quanto doveva (“sì, sì, ora, oggi, tutti oggi li ho scritti”), chiarendo che, se non fosse stato disponibile, avrebbe restituito a Testa Camillo il timbro di pertinenza di questo (“se no ti dicevo: «Prenditi il bollo e te lo porti»”). Rispetto a tale gara, peraltro, l’attivismo di Testa Camillo nel concordare le offerte con altri imprenditori, suoi apparenti concorrenti, si è probabilmente estrinsecata in un ambito più vasto. Il prevenuto, in particolare, è entrato in contatto con Romano Salvatore, cognato di Dottore Francesco. La ditta individuale di quest’ultimo era stata esclusa dalla gara nella fase del c.d. taglio delle ali. Romano, il 17 maggio 2005(17), ha telefonato a Testa Camillo per informarsi sull’esito dell’incanto. Appreso che l’aggiudicazione era avvenuta in favore di una ditta di Caltanissetta (“quella se l’è presa uno di Caltanissetta”), ha manifestato il proprio stupore (“minchia ... e cosa è successo?”), rammentando l’esclusione del cognato (“ma a quello, a mio cognato lo hanno escluso là”) e dichiarando la propria disponibilità a sostenere eventualmente le ragioni del suo interlocutore (“se è necessario, io qualcosa gliela faccio”). La stessa forma di turbativa ha riguardato anche la gara per la costruzione di un tratto della rete idrica in c.da S. Miceli Nefari di Capizzi, aggiudicata a Fazio Francesco Antonino in data 30 maggio 2005. Anche in questo caso, qualche giorno prima della gara, è stata intercettata una telefonata tra Testa Camillo e Fazio afferente alla preparazione di qualcosa (“hai scritto quella cosa per domani?”). Fazio nell’occasione ha risposto che intendeva consegnare la cosa “a mano”. Di “buste” da preparare e da far recapitare a “Enzo” si parla anche in una telefonata tra Testa Camillo e Mancuso Catarinella Giacomo della mattinata del 29 maggio. L’esito della gara è stato oggetto di commento in una telefonata delle 11,37 del 30 maggio, vale a dire del giorno dell’aggiudicazione. Con tale chiamata Farinella Vincenzo, palesando il comune interesse che lo univa a Testa Camillo, ha comunicato a questo che aggiudicatario era risultato Intile Antonino con un ribasso del 20,99%. La notizia ha sorpreso l’interlocutore il quale ha ipotizzato che fosse stato commesso un errore in quanto la predetta percentuale non sembrava quella più vicina alla media determinata dalla commissione. In questo contesto Farinella ha fatto riferimento al proprio cognato, da identificare in Fascetto Sivillo Giacomo, il quale aveva indicato un ribasso del 19,77%(20). Da una successiva telefonata di qualche ora dopo tra Testa Camillo e Fazio Francesco Antonino emerge che effettivamente vi era stato un errore iniziale nella determinazione del minimo scarto dal ribasso medio e la gara era stata poi definitivamente aggiudicata allo stesso Fazio. Testa Camillo e i suoi sodali hanno certamente concordato la presentazione di alcune offerte per l’appalto dei lavori di manutenzione della strada Serra Rina – Roccella del comune di Capizzi. La gara è stata aggiudicata all’impresa individuale Quintessenza Giacomo Antonino in data 6 giugno 2005, con un ribasso del 24,40%. I giorni precedenti all’aggiudicazione hanno registrato il particolare attivismo di Testa Camillo. Nel pomeriggio del 4 giugno questi, contattato da Fazio Francesco Antonino, lo ha invitato a preparare nel corso della stessa serata “quelle cose”, che dovevano essere consegnate entro il lunedì successivo, vale a dire entro il 6 giugno. Nella mattinata del 5 giugno, Testa Camillo ha intrattenuto con Mancuso Catarinella Giacomo una conversazione nel corso della quale il secondo riferisce esplicitamente che un tale “Giacomo” gli aveva fatto firmare alcune carte (“Ieri quando mi ha detto se gli firmavo le carte e tutte cose là”) e aveva redatto un’offerta, indicando una certa percentuale di ribasso (“No, mi ha detto: «Il numero te lo dico, quello che ci metto, va» ... Il numero ... il diciannove e trenta gli ha messo”). Alla gara hanno partecipato, oltre all’impresa di Testa Camillo, quelle di Mancuso Catarinella, di Fazio Francesco Antonino, di Calabrese Luigi Giacomo, di Stanzù Luisa, di Farinella Vincenzo. Commentando l’aggiudicazione a Quintessenza, subito dopo la conclusione della gara, a comprova dell’esistenza di un cartello di imprese, Fazio Francesco Antonino ha fatto presente a Testa Camillo che, ove gli avesse dato retta, l’esito sarebbe potuto essere diverso, ipotizzando, peraltro, che i conteggi da effettuare per individuare l’aggiudicatario fossero stati sbagliati. In altri casi gli atti dimostrano che i lavori, pur formalmente aggiudicati a una certa impresa, nel territorio di riferimento sono di fatto gestiti da altri e segnatamente dagli odierni indagati. Le indagini, in buona sostanza, non consentono in questi casi di sostenere che l’aggiudicazione è avvenuta previa costituzione di una cordata di imprese che controlla un certo numero di offerte, ma colgono il risultato finale della procedura di evidenza pubblica. Il dato che si registra è che, indipendentemente dalla ditta che si aggiudica i lavori, l’esecuzione degli stessi avviene con il coinvolgimento degli odierni indagati. Ciò, non solo quando l’aggiudicataria è una ditta riconoscibile come vicina ai prevenuti, ma anche quando, apparentemente, l’impresa che vince la gara ha sede in aree territoriali differenti e non sembra avere rapporti con alcuno dei soggetti noti. Il 25 gennaio 2005 Mancuso Catarinella Giacomo si è aggiudicato un cottimo fiduciario per la costruzione e il completamento della rete fognaria nella c.da Crocette di Capizzi. Anche in questo caso, tuttavia, dell’esecuzione dell’opera si è occupato personalmente Testa Camillo Bartolomeo. Il 20 aprile 2005 questi ha chiamato, prima un tale Trifilò(26), poi un tale Costanzo per acquistare dei tubi necessari per la realizzazione della condotta di che trattasi. Circa una settimana dopo Mancuso Catarinella, cui era evidentemente pervenuta l’offerta del fornitore, ha comunicato la cosa a Testa Camillo, concordando con questo la risposta da dare. La gara di appalto per la costruzione di un “Parco Robinson” a Capizzi è stata aggiudicata in data 20 maggio 2005 all’impresa individuale Cristaudo Salvatore di Cesarò. Dalle intercettazioni, tuttavia, risulta chiaramente il coinvolgimento nella fase di esecuzione dei lavori di Testa Camillo Bartolomeo e dei soggetti a questo vicini, quali Farinella Vincenzo e Mancuso Catarinella Giacomo. A parte le varie telefonate tra l’indagato e Cristaudo sempre afferenti ai lavori in questione, è significativo che lo stesso Cristaudo abbia costantemente riferito a Testa Camillo di problemi insorti nei rapporti con il comune. Così, ad esempio, il 31 maggio 2005 l’imprenditore di Cesarò ha riferito al capitino di aver ricevuto lamentele circa i lavori eseguiti, ottenendo da Testa Camillo rassicurazioni. Il 6 giugno il problema prospettato riguardava l’intimazione a riprendere i lavori che Cristaudo aveva ricevuto. In altri casi era addirittura Cristaudo, vale a dire colui che formalmente eseguiva i lavori, a informarsi presso Testa Camillo dell’andamento degli stessi(32) o a chiedere chiarimenti circa la certificazione dell’impianto elettrico o altre formalità del genere. Una situazione speculare si è verificata in una occasione in cui il cartello facente capo a Testa Camillo si è aggiudicato l’appalto per la risistemazione dell’area parcheggio di via Murotorto nel comune di Tusa. La gara è stata aggiudicata all’impresa individuale Testa Camillo Bartolomeo con un ribasso del 23,27% in data 14 luglio 2005. I lavori, tuttavia, sono stati di fatto eseguiti dall’impresa individuale Giunta Giuseppe, avente sede in Tusa. La circostanza, già emergente da alcune conversazioni intercettate, è stata direttamente constatata dai Carabinieri i quali hanno verificato, nei giorni 11, 12 e 15 novembre 2005, la presenza sul luogo di mezzi della ditta Giunta. Nel pomeriggio del 14 novembre, sentito informalmente dal comandante della stazione Carabinieri di Tusa, Giunta Giuseppe ha riferito, senza essere in grado di esibire alcun contratto, di aver stipulato con Testa Camillo dei contratti di c.d. nolo a freddo, non ancora formalizzati. Pur se non risultano contatti di Testa Camillo e i suoi sodali con Giunta precedenti al deposito dell’offerta per la gara in questione, non è probabilmente senza significato che le offerte delle ditte Stanzù Luisa, Calabrese Luigi Giacomo, Mancuso Catarinella Giacomo, Testa Camillo Bartolomeo, Fazio Francesco Antonino e Giunta Giuseppe siano state presentate lo stesso giorno e assunte al protocollo con numeri progressivi. Le intercettazioni successive alla visita dei Carabinieri nel cantiere testimoniano del particolare attivismo di Testa Camillo per cercare di mettere ordine nella documentazione con riferimento a lavori che venivano svolti da personale e con mezzi diversi dai propri e sotto la direzione di soggetti indipendenti da lui(35). Sentito dai Carabinieri il 28 novembre, in ogni caso, Testa Camillo ha riferito che, avendo conosciuto Giunta in occasione della gara, si era rivolto a lui per il nolo a freddo dei mezzi, successivamente formalizzato, e lo aveva pregato di individuare delle persone del luogo da assumere per l’esecuzione dei lavori.

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