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POLITICA
TASSE GIUSTE, CRITERI DI ORIENTAMENTO

Attualità(23/11/2017) -

di Luca Basilio Bucca

Tasse sì, quelle giuste però! Questa potrebbe essere la sintesi del convegno “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, organizzato dall’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti a Genova.
Moderati da Marco Tarquini, direttore del quotidiano Avvenire, sono intervenuti Gianfranco Gaffuri, già professore di diritto tributario dell’Università degli Studi di Milano, Ferdinando Leotta, dottore di ricerca in diritto tributario internazionale e comparato e socio di Alleanza Cattolica, e Giovanni Scanagatta, già Segretario Generale UCID. Successivamente si è tenuta una tavola rotonda con la partecipazione di Federico Carli, Presidente dell’associazione di cultura economica e politica Guido Carli, Francesca Mariotti, Direttore Politiche Fiscali Confindustria, Giovanni Mondini, Presidente Confindustria Genova, Nicola Rossi, dell’Istituto Bruno Leoni e professore di economia politica dell’Università Tor Vergata di Roma, Alessandro Tommasi, Public Policy Manager Airbnb Italia, e Davide Viziano, Vicepresidente nazionale UCID. Le conclusioni sono state affidate all’Arcivescovo di Genova Cardinale Angelo Bagnasco.
L’evento è stato occasione per una riflessione più che mai attuale sull’etica fiscale e sulla sua equità anche alla luce dell’insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa che fornisce numerose indicazioni sull’argomento.
Si pensi, solo come esempio, al Catechismo della Chiesa Cattolica che sull’argomento èmolto chiaro precisando al n. 2240 - a commento del IV comandamento, con riferimento al rispetto verso le autorità civili che deriva dalla prescrizione di onorare il padre e la madre - che il versamento delle imposte è un “dovere morale” e più avanti -nell’ambito della spiegazione del VII comandamento, non rubare - indica come moralmente illecita la frode fiscale.
L’approfondimento della teologia morale sociale cattolica, come emerso anche dalle relazioni del convegno, ha inoltre individuato alcuni criteri di orientamento affinché un’imposta possa definirsi giusta.
In particolare l’imposta - anche nelrispetto della proprietà privata - deve essere proporzionale così da distribuirsi sui contribuenti in base alle loro reali possibilitàtrattando in modo eguale situazioni eguali e in modo diverso situazioni diverse, non deve essere eccessiva in modo da non danneggiare l’iniziativa privata e non stimolare l’evasione, deve rispettare il principio di sussidiarietà per non favorire l’ipertrofia della burocrazia e l’assistenzialismo, deve essere infine contestabile nel rispetto dell’obbligo di motivazione, contraddittorio, trasparenza e tutela giurisdizionale.
Bisognerebbe allora chiedersi se il sistema fiscale italiano - che l’art. 53 della Costituzione della Repubblica italiana vorrebbe improntato all’osservanza della capacità contributiva e a criteri di progressività - rispetti questi criteri morali.
È tenuta in considerazione in Italia l’effettiva capacità contributiva e rispettata la non eccessività della pretesa con una pressione fiscale sui contribuenti che supera il 50% del reddito prodotto? È rispettato il principio di sussidiarietà in uno Stato come quello italiano che ha lasciato crescere a dismisura gli apparati burocratici preferendo politiche assistenzialiste piuttosto che favorire la libera iniziativa privata? Vi è trasparenza in Italia circa l’entità del gettito e il suo utilizzo, con un’effettiva possibilità di dissentirein maniera determinante rispetto ad uno specifico tributo edalle decisioni di spesa soprattutto quando queste potrebbero risultare contrarie al bene comune?
Possiamo rispondere ragionevolmente che no, tutto ciò in Italia troppo spesso non viene rispettato.
Per determinare un adeguato cambio di rotta risulta allora necessario tornare ad un impegno politico che permetta di contenere una pressione fiscale spesso insostenibile. In tal senso ben vengano iniziative come il convegno di Genova, utili per stimolare una sana riflessione che possa tradursi in azioni concrete e mirate a limitare l’azione di uno Stato sempre più “divorante”.


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