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ATTUALITÀ
FALSI MALATI TERMINALI, SEQUESTRO A COOP CHE TRUFFAVA ASP CATANIA

Attualità(09/02/2010) - Al termine di una complessa indagine coordinata dalla procura distrettuale di Catania, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo etneo hanno individuato una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni della ex Ausl 3 (ora Asp Catania). Le Fiamme gialle, in esecuzione di un'ordinanza emessa dal Tribunale di Catania, hanno effettuato il sequestro preventivo di oltre 70 mila euro, nei confronti di una cooperativa catanese che si occupa dell'assistenza ai malati oncologici terminali. L'assistenza è rivolta ai pazienti con un'aspettativa di vita pari in media a 60 giorni e che non rispondono piu' ai trattamenti terapici ed è finalizzata ad aiutare il malato a vivere in modo dignitoso il suo stato terminale. I finanzieri hanno appurato che molti pazienti, non più diagnosticabili come malati terminali, continuavano ad essere "assistiti", nonostante alcuni di essi partecipassero a pellegrinaggi in varie località, come San Giovanni Rotondo, Roma e Lourdes, e altri guidassero tranquillamente la propria auto, viaggiando da Catania al nord Italia. In altri casi, è emerso che l'assistenza fornita, superava di gran lunga i due mesi previsti, fino a sfiorare anche la durata di un paio di anni. In sostanza, in tutti quei casi in cui l'assistito otteneva l'auspicato miglioramento del quadro clinico, superando favorevolmente la fase cosiddetta "terminale", gli operatori, anziche' evidenziare la necessità di interrompere l'assistenza, al fine di consentire un notevole risparmio di spesa a carico del servizio sanitario nazionale, suggerivano invece ai pazienti non più terminali, i comportamenti piu' opportuni da tenere in occasione di eventuali interventi da parte degli organi di controllo. In tali casi, quindi, l'assistenza a carico dell'erario si riduceva di fatto a semplici operazioni di routine da parte dei medici, i quali si limitavano a misurare la pressione, a fare qualche puntura intramuscolare o addirittura poteva accadere che l'infermiere, recatosi al domicilio dell'assistito, non avendo da somministrargli cure, si 'dilettasse' nella professione di barbiere.
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