(28/01/2010) -
Se la notizia di una presunta collusione da parte del governatore di Sicilia, Raffaele Lombardo con il boss Nitto Santapaola, come abbiamo rivelato noi di IMG Press, non ha scosso le coscienze, di solito molto attente del PD, vuol dire che qualcosa di grave sta succedendo, nell'Isola e nell'Italia più in generale. Qualcosa che guasta il rapporto tra politica e cittadini, tra morale e lotta alla criminalità organizzata. Tra quello che uno manifesta e ciò che è veramente nella sua essenza. Qualcosa che inquina non solo il rapporto con la democrazia ma anche la domanda, diffusa, di stabilità e sicurezza delle Istituzioni. A pochi giorni dalla condanna in Appello a Palermo per l'ex presidente della Regione, Totò Cuffaro (con interventi duri del PD) si registra un rumoroso silenzio da parte degli stessi sul caso Lombardo. Come se potesse esistere una lotta alla mafia di serie A e un'altra fatta a bocche cucite, magari per non doversi vergognare di certi accordi siglati in nome della stabilità, delle riforme, del ribaltone. Forse che le inchieste di mafia andrebbero sospese quando riguardano gli alleati, i colletti bianchi, i politici, gli amici? Non sarebbe utile sapere in quali attività poco lecite con il boss Santapaola sarebbe stato coinvolto il Governatore Lombardo? Eppure proprio ieri due pezzi importanti del Partito democratico, vale a dire Bersani e Lumia, avevano tuonato come non mai sul bisogno di sicurezza e di nuova energia per combattere la criminalità organizzata. Bersani stimolato dal Consiglio dei Ministri che si celebra a Reggio Calabria aveva intimato al Premier Berlusconi: "Mi auguro sinceramente che il vertice non si risolva in un'occasione di propaganda elettorale. Il PD ha avanzato da tempo proposte chiare per contrastare le mafie, tanto sul piano legislativo quanto su quello delle strutture, delle dotazioni e degli organici". E Lumia da par suo aveva rilanciato: "...Adesso bisogna stringere il cerchio su Matteo Messina Denaro", commentando il maxisequestro di 550 milioni di euro di beni appartenenti all'imprenditore mafioso Rosario Cascio, considerato il cassiere del boss latitante numero uno di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro. Nessuno, però, che si pronunci sull'indagine per mafia nei confronti di Raffaele Lombardo. Che dia fastidio al PD il fascicolo aperto dalla Procura di Catania dopo le dichiarazioni rese dal pentito Maurizio Avola? Non vogliamo crederlo e neppure che una vicenda così scabrosa e urticante, possa essere fatta passare in silenzio da parte di uomini come Bersani, Lumia, nonchè dalla stessa Anna Finocchiaro, che di Lombardo fu fiera rivale alle ultime Regionali. Secondo noi, la lotta alla mafia non è solo questione di codici, procedure e slogan elettorali. E' anche, anzi, molto più: bisogna schierarsi senza concedere alibi nè patenti di buona condotta solo perchè conviene alla logica della politica o delle riforme. I siciliani attendono dal PD che esprima in maniera chiara e senza ombre il suo pensiero sull'inchiesta a carico del Governatore Lombardo. Quell'indagine partita dall'accuse del pentito Avola: "Raffaele Lombardo avrebbe intrattenuto rapporti con la mafia catanese. Si tratterebbe di rapporti antichi, riconducibili soprattutto a vecchie frequentazioni del fondatore dell'Mpa con il boss Nitto Santapaola, capo indiscusso della famiglia di Cosa Nostra della Sicilia orientale. Incontri che si sarebbero svolti a San Giovanni La Punta, un comune della provincia situato alle falde dell'Etna, dove il boss aveva trascorso parte della sua latitanza. Luogo delle visite l'abitazione di un falegname, tale Zappalà". Se il PD resterà ancora in silenzio si rischia di portare avanti una politica fedele all'arbitrio addobbato da legalità, che è destinato a produrre ingiustizia.
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