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ATTUALITÀ
LA PRECISAZIONE: MARTONE NON È PIÙ UN TESTIMONE DI GEOVA DALL’AGOSTO DEL 2002

Attualità(21/01/2010) - Gentile Direttore,

Il 16 gennaio 2010 la vostra testata ha diffuso la notizia della sentenza della Sesta Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione datata 2 dicembre 2009 in merito al caso di Gianfranco Martone.

Con la presente chiediamo che sia pubblicata la seguente rettifica a tutela della nostra immagine e della chiarezza dell’informazione fornita ai lettori, ai sensi della legge 8 febbraio 1948, n. 47, così come modificato dall’articolo 42 della legge 5 agosto 1981, n. 416:

Con riferimento alla recente sentenza della Sesta Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione, desideriamo chiarire che Gianfranco Martone non è più un testimone di Geova dall’agosto del 2002.

I testimoni di Geova sono contro la violenza domestica e condannano fermamente ogni tipo di maltrattamento, sia esso fisico, verbale o psicologico. Piena conferma è data dalla seguenti affermazioni testuali tratte da nostre pubblicazioni: “L’esempio di Gesù insegna ai mariti che l’autorità cristiana non conferisce un potere dispotico. Implica invece rispetto e amore altruistico” (La Torre di Guardia, 15 luglio 2009, pagina 8). I Testimoni credono anche che nell’ambito familiare ciascuno dei coniugi abbia il diritto di professare la religione che preferisce. Infatti, le nostre pubblicazioni contengono esplicite esortazioni come questa: “Se tua moglie ha una fede diversa dalla tua, cerca in modo particolare di mostrarle rispetto e di tenere conto dei suoi sentimenti” (Il segreto della felicità familiare, pagina 132). I mariti testimoni di Geova sanno di dover rispettare la propria moglie anche se non ne condividono le credenze. I Testimoni promuovono l’amore per il prossimo, il rispetto per le idee altrui nonché l’unità e il calore del vincolo coniugale. Non a caso, riferendosi ai testimoni di Geova, la sentenza riconosce che le “norme del codice civile, anche in tema di parità dei coniugi”, sono “tutt’altro che derogate per gli aderenti a questa confessione religiosa”.

La natura non violenta del credo dei testimoni di Geova è stata ampiamente accertata. Il 31 ottobre 1986 lo Stato Italiano ha riconosciuto giuridicamente la nostra confessione religiosa (D.P.R. n. 783). Al riguardo, nell’esprimere il proprio parere favorevole, il Consiglio di Stato ha riconosciuto che la confessione dei testimoni di Geova “opera in Italia da molti anni [oltre cento] senza aver dato luogo a rilievi di sorta”.

Esprimiamo il nostro dolore per tutte le vittime di questa tragedia indipendentemente dal credo religioso. Essendo del tutto inconciliabili con la morale cristiana, condanniamo tutti i fatti di questo genere e auspichiamo che non accadano più.

Ricordiamo che la succitata legge sul diritto di rettifica (legge 5/8/81 n. 416, art. 42) stabilisce quanto segue: “Per i quotidiani, le dichiarazioni o le rettifiche di cui al comma precedente sono pubblicate non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta in testa di pagina e collocate nella stessa pagina che ha riportato la notizia cui si riferiscono”.

Certi che saranno comprese le nostre motivazioni e che sarà soddisfatta la nostra richiesta, La ringraziamo della Sua cortese attenzione.

Distinti saluti

Simone Galli
Ufficio Informazione Pubblica
Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova



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