(31/12/2009) - Il Sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha fatto un'altra trovata delle sue: vuole intitolare una via all'ex deputato socialista Bettino Craxi. La Moratti, per chi non la conosce, è tempista, è dotata di opportunismo politico, e non fa mai niente per niente. Perché allora intitolare una via di Milano a Bettino Craxi? Perché era un latitante? Perché è stato condannato, o, perché responsabile di gravi reati, come la corruzione? No, la Moratti ha dimostrato più volte che se una persona gli va a genio, non ci vuole laurea, curriculum solido e robusto e referenze. Altrimenti tutto va bene. Vedi il socialista Albertini della UIL che mise a dirigere il settore lavoro per oltre 200 mila euro l'anno senza laurea. E l'abbiamo visto con le nomine, collaboratori e consulenze d'oro. Poichè i socialisti craxiani a Milano sono suoi alleati, e nel 2011 vuole il loro consenso quando si ricandiderà sindaco, ha tirato fuori dal cilindro la questione di Craxi. In fondo, tra Tognoli e Pillitteri e altri socialisti minori, potrebbero portarle 30 mila voti. Ed essere determinanti per la sua rielezione. Astuta e diabolica la nostra Sindachessa. Ma questa volta, il PD, non metterà un funzionario come Ferrante , ma un uomo e un volto popolare e conosciuto che manderà a casa la Moratti come vogliono tutti gli studenti i professori e i milanesi. Ecco da dove nasce la proposta Craxi. Dai suoi Uffici in Via Durini o dalla sua casa in San Babila con gli ex socialisti tutti uniti con Tognoli e Pillitteri. Su Craxi vorrei fare una distinzione. Sul piano umano, un uomo col diabete, con un tumore ai reni, con problemi cardiaci e altre patologie gravi mi ha fatto molta pietà e compassione. Su un altro versante: quello di amministratore, di Primo Ministro e di segretario nazionale del PSi, no. Ha preso mazzette come tutti, ha corrotto, ha preso illeciti finanziamenti per il partito. Come tutti, con la differenza che il PCI e la sinistra democristiana furono risparmiati scientemente dai giudici che giudicavano "in nome del popolo italiano". E qui si potrebbe parlare di Mani pulite rivolta ad eliminare solo il Pentapartito (Craxi, Forlani, Altissimo, La Malfa, Altissimo) mentre la Procura di Palermo doveva seppellire il CAF cioè Andreotti che dopo 10 anni fu assolto ma deligittimato. Quindi, il piano Borrelli, Di Pietro e Davigo, non mi è mai piaciuto anche perché prendevano mazzette e rubavano nella sinistra DC e nelle coop rosse, in Unipol, Giunte rosse e banche rosse guidate da massoni ( vedi in Toscana) e il democristiano Scalfaro lo sapeva bene visto che da 50 anni militava nella DC! Ma ritorniamo a Craxi. Sul piano umano da parte mia non c'è vendetta, rancore, odio e disprezzo. Era un bravo statista e soprattutto un bravo politico. Ma la questione morale era opzionale per lui come per gli altri politici. Ma vediamo le sentenze di condanna. Bettino Craxi è stato condannato con sentenza passata in giudicato a:
5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai il 12 novembre 1996
4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese il 20 aprile 1999[58].
Per tutti gli altri processi in cui era imputato (alcuni dei quali in secondo o in terzo grado di giudizio), è stata pronunciata sentenza di estinzione del reato a causa del decesso dell'imputato.
Fino a quel momento Craxi era stato condannato a:
4 anni e una multa di 20 miliardi di Lire in primo grado per il caso All Iberian il 13 luglio 1998 pena poi prescritta in appello il 26 ottobre 1999;
5 anni e 5 mesi in primo grado per tangenti Enel il 22 gennaio 1999[61];
5 anni e 9 mesi in appello per il Conto Protezione, sentenza poi annullata dalla Cassazione con rinvio il 15 giugno 1999
3 anni in appello bis per il caso Enimont il 1° ottobre 1999;
Craxi fu anche rinviato a giudizio il 25 marzo 1998 per i fondi neri Montedison e il 30 novembre 1998 per i fondi neri Eni. Le prove sulla base delle quali furono emesse le prime sentenze di condanna della vicenda giudiziaria di Craxi, secondo alcuni autori, si incaricheranno di smentire due dei suoi principali assunti difensivi. Il primo era quello secondo cui i reati erano stati compiuti solo per eludere le forme di pubblicità obbligatoria del finanziamento dei partiti, e non in contraccambio di atti amministrativi: in un caso (sentenza ENI-SAI) la sua condanna definitiva fu per corruzione, e non solo per finanziamento illecito di partito (ciò spiega l'insistenza dei suoi eredi nell'attaccare la procedura di quella sentenza dinanzi alla Corte di Strasburgo). Il secondo era quello secondo cui i proventi dei reati contestatigli era destinato al partito e non a fini personali; varie sentenze - non passate in giudicato solo per il decesso dell'imputato - sostennero in motivazione che Craxi aveva utilizzato parte dei proventi delle tangenti (circa 50 miliardi di lire) per scopi personali (Finanziamento del canale televisivo Gbr di proprietà della sua amica Anja Pieroni, acquisto di immobili, affitto di una casa in Costa Azzurra per il figlio); durante le indagini (dopo un fallito tentativo di far rientrare tali proventi in Italia, bloccato dal nuovo segretario del Psi Ottaviano Del Turco) Craxi li versò sul conto di un prestanome, Maurizio Raggio. La lettura di un uso privato dei fondi, ancora assai ricorrente, fu quella di un mio amico politico miliardario. Eravamo In Galleria e siamo andati a bere un caffè. E gli domandai: "Senti ma Craxi quanti soldi ha messo da parte, secondo te?" Risposta dopo avermi chiesto il numero degli anni svolti da segretario politico nazionale del PSI, e di presidente del Consiglio "Sicuramente 1.000 miliardi". Questo politico che faceva politica per hobby e non per rubare, si è ritirato a vita privata. Ma anche se avesse esagerato, io presumo che dopo 22 anni di politica di primissimo piano, molti di quei soldi li ha accantonati. Al punto che Di Pietro ando' fino ad Hong Kong per cercarli. Concludo. La Moratti prende sempre decisioni inopportune: le ha visto le condanne di Craxi? Io non sono come Di Pietro che tra l'altro non mi piace perché ha un pessimo carattere ed è l'uomo dai mille misteri. Ma presentare un latitante, un uomo che ha subito condanne per corruzione, e che ha preso soldi per sè e per il partito, non va inserito nello stradario di Milano. Se fosse stato un premio Nobel come Madre Teresa di Calcutta, o un personaggio come Santa Teresa d'Avila, Santa Teresa del Bambin Gesù, Sandro Pertini, La Pira, Dossetti, Marconi, Volta, Galileo, Aldo Moro, De Gasperi, il cardinale Giovanni Colombo, Giovanni Paolo II, Ampere, Plank, ed Einsten, il nostro sarebbe stato un SI senza condizioni. Ma purtroppo - e dico purtroppo - la sua vicenda giudiziaria che io chiamo questione morale non lo consente. La figlia Stefania se legegrà questo pezzo mi fulminerà, ma ella sa benissimo che dico cose vere e che suo padre è morto dal dolore e solo perchè i giudici si sono accaniti contro di lui. Stranamente, la sinistra DC che aveva sempre 5 ministeri garantiti, la Rai, l'ENI, IL CSM, non è stata toccata dall'inchiesta. Qui, cara Stefania , condivido la sua amarezza e la sua ripulsa verso Tangentopoli che non ha fatto giustizia, ma solo politica per favorire il PCI al governo che solo Cossiga 5 anni e mezzo dopo Tangentopoli riuscì a far presiedere ben 2 governi a Massimo D'Alema con l'aiuto dell'UDR di Mastella dal 21 ottobre 1998 al 22 dicembre 1999, un anno due mesi e 1 giorno, cioè 427 giorni. Essendo amici o forse qualcosa di più, Cossiga (della sinistra democristiana) e D'Alema Violante e Caselli (amici dei giudici), la guida del Governo, gliela doveva. Craxi in vita non l'avrebbe mai consentito. Cossiga o non Cossiga. Bastava il suo potere, la sua forza e la sua determinazione. Non i servizi segreti, caro Presidente Cossiga.
Alberto Giannino
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