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INCHIESTA
LADY ABELLI È DETENUTA IN CARCERE A SAN VITTORE DA 50 GIORNI

Lady Abelli(09/12/2009) - Lady Abelli, 64 anni, una bella donna, originaria di Zerbolò (Pavia), una vita intera all'Ospedale San Matteo di Pavia come amministrativa, sposata in seconde nozze con il deputato Abelli Giancarlo, conosciuto come il Faraone, ras delle tessere del Pdl in Oltrepò, fino a 50 giorni fa era assessore al personale della Giunta provinciale di Pavia. Suo marito, Giancarlo Abelli, è invece il numero 2 del ministro Bondi uno dei tre coordinatori nazionali del PDL. A Broni, a Stradella, a Voghera, a Casteggio, a Pavia, a Salice Terme, a Rivanazzano, a Santa Maria La Versa quando vedono Giancarlo Abelli sindaci, vigili, assessori, poliziotti e carabinieri si scappellano come se fosse arrivato da Roma il Presidente della Repubblica. Una scena patetica solo per avere vantaggi, avanzamenti di carriera, e potere. Sua moglie Rosanna Gariboldi Abelli è stata arrestata 50 giorni fa dai giudici della Procura di Milano, i quali fino a che non parla non hanno alcuna intenzione di mandarla a casa. Lei, la moglie del Faraone (cosi viene chiamato Abelli ndr), è in una cella con un'omicida. Proprio lei che era abituata al lusso, allo sfarzo e alla ricchezza. Dodici anni fa il boss delle cliniche e delle ricette d'oro di Milano Giuseppe Poggi Longostrevi le regalò un uovo di Pasqua in cui dentro c'era un bracciale d'oro da 3 milioni e 200 mila lire, il marito Giancarlo invece aveva una consulenza annuale da 72 milioni di lire. Poi nel 2000 Poggi Longostrevi si suicidò: nessuno l'aveva aiutato a uscire dalla vicenda giudiziaria nella quale era incappato, mentre per Lady Abelli ogni giorno ha il privilegio di avere il marito a San Vittore, e poi ha ricevuto le visite dei deputati Bondi (Pdl), Lupi(Cl- Pdl), degli europarlamentari Albertini (Pdl), e Mauro (CL-Pdl) e del consigliere regionale lombardo Antonella Maiolo (Pdl). Non solo: 80 parlamentari bipartisan hanno scritto al ministro della Giustizia per lamentare la carcerazione abnorme di Lady Abelli: tra questi i deputati del Partito democratico Ugo Sposetti (già tesoriere dei Ds), Paola Binetti, Maria Antonietta Farina Coscioni, l'ex Pd Massimo Calearo, attualmente iscritto al gruppo Misto della Camera, Luisa Santolini dell'Udc. Solo un partito dell'opposizione, l'Italia dei Valori, non ha nessuno dei suoi tra i firmatari dell'interpellanza. Ma, sull'altro fronte, manca all'appello anche un partito della maggioranza: la Lega Nord. In ogni caso per Lady Abelli le accuse dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, valutate dal gip Fabrizio D'Arcangelo, parlano di associazione per delinquere finalizzata all'appropriazione indebita, al riciclaggio e all'evasione fiscale in relazione a 22 milioni di euro che, in parte provenienti dalla bonifica dell'area Montecity-Santa Giulia, sarebbero transitati su conti correnti di banche in paradisi fiscali e rientrati in Italia nelle casse di Grossi (il re delle bonifiche ndr) anche in contanti portati dagli spalloni avvolti nei fogli di giornale. Scrive il Riesame, riguardo lady Abelli, ha una «non comune professionalità dell'agire criminoso tale da garantire una elevatissima remuneratività». Parole durissime, specialmente se accostate a quell'altra, «riciclaggio». Del tutto sprovveduta, in fatto di investimenti, non sembra, se, assieme all'assessore lombardo all'Ambiente Massimo Ponzoni, ha creato la società La Perla srl per la costruzione a Meda del complesso Le Acacie (negozi, garage, case) e sempre con Ponzoni, l'altro assessore Massimo Buscemi e un ex assessore, Giorgio Pozzi, la società Pellicano srl, impegnata in una speculazione a Calbiate: partecipate dalle quali Lady Abelli si è chiamata fuori in luglio, cedendo le sue quote a finanziarie lussemburghesi, mentre il suo conto svizzero, ad oggi, risulta chiuso. Lady Abelli è accusata di aver messo a dispo­sizione del re delle bonifiche Grossi il suo conto presso la banca J. Safra di Mon­tecarlo sul quale, tra il 2001 e il 2007, sono stati registrati 12 versamenti in entrata per più di 2,3 milioni e tre uscite per 1,3; denaro in gran parte arri­vato da Grossi e tornato a lui. Il suo «comportamento non può ridursi, come ella ha tenta­to di accreditare agli atti» a quello di «una sprovveduta (completamente all'oscuro dei complessi meccanismi societa­ri e bancari che le venivano fat­ti attivare) attratta dalla pro­messa del Grossi» di farle fare affari immobiliari vantaggiosi, ma basati solo sulla parola. La signora Abelli è sta­ta amministratore pubblico e titolare di società e questo «rende inverosimile la riferita ignoranza». I giudici sono con­vinti, invece, che abbia fornito un «prezioso e professionale contributo alle articolate mac­chinazioni criminose». La Guardia di finanza di Milano ha trovato tra la documenta­zione sequestrata alcune liste di orologi di gran marca ac­quistati in un famoso negozio di Milano spendendo negli an­ni 6,4 milioni di euro. «Li col­leziono da più di 30 anni», aveva dichiarato Grossi inter­rogato a San Vittore. A cia­scun pezzo era affiancato un nome di battesimo e talvolta sigle o parole. «Riferiva che si trattava di acquisti personali e di non averli mai dati a poli­tici, se non in rare occasioni e sempre a titolo di amicizia, mai per ottenere favori», scri­ve il tribunale. Non e' per i regali ai politici che Giuseppe Grossi deve restare in carcere. Lo sostengono i giudici del Tribunale del Riesame di Milano in un passaggio delle motivazioni del provvedimento con cui hanno respinto la richiesta di revoca della custodia cautelare dei suoi legali. "Risulta totalmente priva di rilievo ogni considerazione d'accusa circa il fatto che Grossi non abbia svelato a chi siano stati destinati gli oltre cento orologi di estremo valore che sono stati rinvenuti nella sua disponibilita' ovvero circa i suoi rapporti con politici o amministratori locali (legati anche a coindagati, quali la Gariboldi) in relazione alle bonifiche e ai progetti edilizi nei quali e' interessato". In sostanza, i giudici sottolineano che l'imprenditore deve restare in carcere per i reati per i quali e' stato arrestato (associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione indebita e frode fiscale) e non anche per quello di corruzione, per il quale e' solo indagato a piede libero, in quella che e' la tranche dell'inchiesta ancora da approfondire. Decisive invece nella decisione del Riesame la possibilita' che Grossi commetta recidive o inquini le prove. I legali Massimo Pellicciotta e Salvatore Pino avevano parlato di "quadro drammatico" di pericolo per la vita del detenuto e, in questi giorni, dicono di aver constatato l'ulteriore peggioramento delle sue condizioni. Secondo gli avvocati, la struttura del San Paolo, anche se dotata di macchinari come il defibrillatore che potrebbero salvargli la vita nel caso di una crisi improvvisa, non offrirebbe a Grossi un ambiente adeguato per curarsi. "Le stanze sono troppo piccole e non gli e' consentito di camminare, come dovrebbe fare un cardiopatico", osservano, aggiungendo che il San Paolo puo' essere perfino peggio di San Vittore dove almeno Grossi avrebbe una cella propria (al San Paolo la stanza e' divisa tra tre persone). Non appare invece intenzionata a presentare un'istanza di scarcerazione per motivi di salute la difesa di Rosanna Gariboldi, l'altra arrestata eccellente dell'indagine, donna di punta del Pdl pavese. L' europarlamentare Mario Mauro ha detto, dopo averla visitata, che la Gariboldi in carcere "e' una tortura". Piu' probabile che il suo avvocato, il professor Ennio Amodio, chieda la sua liberta' per il venir meno delle esigenze cautelari. Intanto, sembra in fase di decollo anche l'altra inchiesta su Santa Giulia, quella sulla possibile presenza di rifiuti nel sottosuolo dell'area in cui sorge il nuovo quartiere. Il tribunale del riesame di Milano ha rigettato la richiesta di scarcerazione avanzata dall'imprenditore Giuseppe Grossi, da due suoi collaboratori e da Rosanna Gariboldi, ex assessore provinciale di Pavia e moglie del deputato Pdl Giancarlo Abelli. I quattro, arrestati nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano sulle presunte irregolarità nella bonifica dell'area Montecity-Santa Giulia, restano in carcere. Gli indagati sono accusati di aver creato fondi neri per oltre 20 milioni di euro, nell'ambito delle operazioni di bonifica dell'area che si trova nella zona sud di Milano. Grossi, che ha chiesto di uscire anche per motivi di salute e aveva annunciato di rinunciare alle sue pillole salvavita, è in attesa di ricevere i periti nominati dal gip. In ogni caso tante cose non quadrano in questa vicenda. Perché il re delle bonifiche Grossi, l'uomo che ha inguaiato lady Abelli, metteva a disposizione al marito di lady Abelli, il Faraone Giancarlo Abelli, una porsche 911, una casa in affitto in pieno centro al quarto piano a Milano alla moglie, parecchi orologi, e l'uso di un aereo personale per fare la spola tra Milano e Roma? Una cosa è certa: se la moglie del faraone parla, scoppia una seconda Tangentopoli. E le celle di San Vittore si aprirebbero prima di Natale come nel 1992.

Alberto Giannino
alberto.giannino@gmail.com  

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