(05/11/2009) -
“Aperitivo in Concerto” presenta, lunedì 16 novembre, alle ore 21, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), in prima e unica data italiana, uno fra i più recenti lavori di John Zorn, Stolas, il dodicesimo capitolo di Book of Angels, esplorazione musicale del mondo mistico della Kabbalah, affidato al Masada Quintet. Zorn -celebrato autore e interprete con cui “Aperitivo in Concerto” intrattiene da lungo tempo un rapporto costante e proficuo e di cui ha presentato più lavori, da Moonchild e Electric Masada a Shir haShirim- si va sempre più proponendo come compositore che scrive opere appositamente per musicisti da lui reputati interpreti ideali. Per Stolas egli ha ideato una serie di composizioni pensate per una nuova versione del suo celebre gruppo Masada, questa volta un quintetto di “all star” con il trombettista Dave Douglas, il pianista Uri Caine, il contrabbassista Greg Cohen e il batterista Joey Baron e con un sassofonista quale Joe Lovano. Purtroppo, notizia del 4 novembre, Lovano si è fratturato la spalla nel corso di una tournée e dovrà rimanere a riposo per molti mesi. Zorn stesso ha perciò indicato, come unico possibile sostituto, un altro “divo” del sassofono, Chris Potter, conosciutissimo come solista in proprio (i lettori e critici di una pubblicazione come Down Beat lo hanno più volte premiato, considerandolo secondo solo a una leggenda come Sonny Rollins) e per le sue collaborazioni con artisti quali Paul Motian e Dave Holland. Come Lovano, Potter si avvicina per la prima volta al mondo complesso e sofisticato dell’ebraismo zorniano, introducendovi la vitalità intellettuale dell’improvvisazione jazzistica più attuale.
CHRIS POTTER
Chris Potter nasce a Chicago nel 1971. Cresce a Columbia, South Carolina. Inizia a suonare a dieci anni. Il suo primo strumento è il pianoforte ma presto passa al sax e col tempo si appassiona sia al sax tenore che al soprano, al flauto alto e al clarinetto basso. Il 1989 è un anno cruciale per la sua vita: si diploma alla scuola superiore; è nominato 'Presidential Scholar' per eccellenza accademica e musicale; riceve la borsa di studio Hennessey Jazz Search; è votato come migliore strumentista jazz universitario d'America dal Down Beat; infine, riceve la borsa di studio Zoot Sims per studiare jazz alla New School for Social Research di New York. Sassofonista tenore, contralto e soprano, Potter raggiunge ben presto una sorprendente maturità, mostrando straordinaria intelligenza, lucidità creativa e un fraseggio assolutamente originale.
Ottiene il primo ingaggio di rilievo nel quintetto del trombettista Red Rodney. Ha poi affiancato i pianisti Kenny Werner e Marian McPartland, fino a diventare negli ultimi tempi il sassofonista più conteso di New York. La sua carriera si infoltisce di numerose esperienze che rendono il suo curriculum incredibilmente ricco nonostante la giovanissima età. Chris Potter è infatti elemento fondamentale e parte vitale di diversi gruppi: il Dave Holland Quintet, il Magic Triangle Quartet di Dave Douglas, l’Electric Bebop di Paul Motian. Tre gruppi che hanno in comune la capacità di conciliare l'avanguardia e l'innovazione con il successo di critica e pubblico. Si aggiungano inoltre collaborazioni con Steely Dan, Jim Hall, Ray Brown, Mingus Big Band, Steve Swallow, Mike Mainieri, Herbie Hancock, James Moody, Joanne Brackeen e altri ancora.
Chris Potter è il più giovane musicista ad essere stato insignito del prestigioso Danish Jazzpar Prize, lo scorso 2000, premio destinato annualmente al jazzista di fama internazionale meritevole della maggiore attenzione.
DAVE DOUGLAS
Nato nel 1963 a Montclair, New Jersey, Dave Douglas non è solo un trombettista dotato e personale, ma anche un musicista completo, compositore e leader originalissimo. Solista ferrato, discende stilisticamente sia dalla scuola boppistica che parte da Clifford Brown e passa per Booker Little, sia da Miles Davis, che sempre più sembra ispirarlo negli ultimi tempi, specie quello della prima svolta elettrica, a cavallo fra gli anni ’60 e ’70.
Douglas unisce alla profonda conoscenza della tradizione – ha suonato, giovanissimo, nella band di Horace Silver – una costante ricerca verso il “nuovo”, che com’è noto ha preso oggi le strade più diverse. Questa scelta di campo l’ha portato ad incrociare i linguaggi musicali più disparati, dal klezmer al folk balcanico, dall’avanguardia più radicale alla sperimentazione elettronica, ma con i ritmi e le armonie del jazz sempre ben impressi nella mente. Ancor più importante dell’incontro con Silver, è stato quello con John Zorn, che l’ha chiamato a far parte dell’ormai leggendario quartetto “Masada”, con Greg Cohen e Joey Baron, protagonista di innumerevoli tournée mondiali e dischi. Dopo aver collaborato con i gruppi di Myra Melford e Don Byron, il trombettista del New Jersey ha privilegiato sempre di più i propri progetti musicali, in verità piuttosto numerosi.
Se prezioso è stato il lavoro col Tiny Bell Trio – di cui esistono quattro album ufficiali – la consacrazione è forse avvenuta prima con il disco Sanctuary (1997), poi con «Soul on soul» (2000), a seguito del quale si sono moltiplicate le vittorie nei più prestigiosi referendum internazionali. Nel 2002 ha inoltre inciso alla testa di uno splendido quintetto, comprendente Chris Potter e Uri Caine, il riuscito The Infinite, in cui ritorna a sonorità di stampo hard-bop, riprendendo soprattutto la musica del magnifico quintetto davisiano di fine anni ’60. Difficile stabilire qual è la prima delle numerose doti del quarantenne trombettista americano, fra i pochi jazzisti oggi in grado di bilanciare l’eclettismo con la coerenza e l’originalità, riuscendo a metter d’accordo, caso più unico che raro, neo-bopper e cultori dell’avanguardia.
Douglas é indiscutibilmente il più prolifico e originale trombettista e compositore della sua generazione e continua a riscuotere successo e riconoscimenti di vario genere come trombettista, compositore e jazzista dell’anno dalle più disparate istituzioni come il New York Jazz Awards, la riviste specializzate Down Beat, Jazz Times, Jazziz, e – fra le altre – anche l’Associazione dei Critici di Jazz Italiani. Nel 2005, dopo sette dischi di successo pubblicati per Bluebird/RCA, Douglas ha lanciato la propria etichetta discografica, la Greenleaf Music. Attraverso la Greenleaf Music ha distribuito gli ultimi dischi del suo lungamente acclamato Quintetto, del sestetto elettronico Keystone, e di altri progetti. Direttore artistico del Workshop in Jazz and Creative Music e del Festival of New Trumpet Music, oltre a guidare numerosi propri progetti (tra i quali Brass Ecstasy, Dave Douglas 3, un quartetto e un sestetto), Douglas collabora stabilmente con numerose formazioni e con artisti del calibro di Anthony Braxton, Don Byron, Joe Lovano, Miguel Zenon, Bill Frisell, Han Bennink e Misha Mengelberg.
URI CAINE
Nato a Philadelphia nel 1956, Uri Caine inizia a studiare pianoforte con Bernard Peiffer, poi composizione all’Università della Pennsylvania con George Rochberg e George Crumb. Sono gli anni del suo apprendistato di pianista straordinariamente versatile e di improvvisatore:Caine suona con Philly Joe Jones, Joe Henderson e Lester Bowie. Negli anni 80 si trasferisce a New York, dove è fra i protagonisti di una generazione di artisti impegnata ad ampliare le basi improvvisative del jazz verso una dimensione transculturale della musica:è qui che lavora con Don Byron, Dave Douglas, Rashid Ali, Arto Lindsay, Sam Rivers e Barry Altschul, The Master Musicians of Jajouka e altri. Sempre a New York, comincia ad incidere i suoi primi album: Sphere Music (JMT/Polygram,1993) e Toys (JMT/Polygram, 1995) un tributo ai grandi pianisti jazz Thelonious Monk e Herbie Hancock. Ma è con Urlicht/Primal Light (Winter&Winter, 1996), premiato nel 1997 con il Toblacher Komponierhaeuschen, che Caine fa il primo passo verso una serie di rivisitazioni che trasformano, estremizzano e capovolgono i classici. Dopo Gustav Mahler, seguiranno, sempre per la Winter & Winter, Wagner in Venezia, in cui Caine affronta con lo stesso metodo la musica di Richard Wagner per un piccolo ensemble che si esibisce al Caffè Quadri di Piazza S.Marco. Incide nel 1998 Blue Wail e Gustav Mahler in Toblach, registrazione del concerto al Gustav Mahler Festival, l’anno dopo Sidewalks of New York, Love Fugue, dai Dichertliebe di Schumann e nel 2000 Bach’s Goldberg Variations. Le novità per il 2001 Solitaire per piano solo, Rio, un live registrato a Rio de Janeiro, Bedrock 3, in trio con Zach Danziger and Tim Lefebvre che nel 2005 produrrà un nuovo album siglato Bedrock, dal titolo Shelf Life. Il catalogo di Uri Caine si arricchisce di una versione delle Variazioni su tema di Diabelli di Beethoven, e nel 2003 prende avvio un nuovo progetto dedicato ai lieder di Mahler (Dark Flame) ed uno come jazz-piano trio con Drew Gress e Ben Perowsky, intitolato Live at the Village Vanguard. Nello stesso anno, Uri Caine viene nominato direttore del settore Musica della Biennale di Venezia dove debutta con The Othello Syndrome, titolo anche dell'album che ottiene una nomination ai Grammy Awards di Los Angeles, come migliore album di musica classica/crossover del 2008. Lo stesso cd riceve nel 2009 il premio Echo Klassik in Germania. Nel corso degli ultimi 5 anni, gli sono state commissionate opere dal Beaux Arts Trio, dalla Basel Chamber Orchestra, dalla Volksoper di Vienna, dal Ravenna Festival , dalla Los Angeles Chamber Orchestra, dalla BBC Orchestra, dal Granada Festival sugli orrori delle guerre, con un'opera musicale ispirata alle opere di Goya, dalla Provincia di Trento per Suoni delle Dolomiti, e dal quartetto Arditti, con un programma di Capricci per pianoforte e quartetto d'archi. Il suo ultimo cd per la Winter&Winter si chiama Plastic Temptation, con il Bedrock Trio e Barbara Walker.
Uri Caine ha inoltre ricevuto riconoscimenti dal Pennsylvania Council of the Arts e il National Endowment for the Arts, ed è regolarmente invitato sia a festival e istituzioni dedicati alla musica contemporanea sia a quelli di musica jazz.
GREG COHEN
Greg Cohen, bassista, è nato a Los Angeles. Ha suonato in numerosi gruppi affermati a partire dagli anni Sessanta. Musicista senza eguali, è membro stabile dei gruppi di John Zorn e Dave Douglas, tra gli altri. La sua esperienza travalica i confini di genere; ha anche suonato con i Rolling Stones, Randy Newman, Bill Frisell, Elvis Costello, Lou Reed e Laurie Anderson, ed è presenza fissa negli album di Tom Waits a partire da Heartattack and Vine (1980). Oltre al jazz e alla canzone Cohen continua il suo lavoro di ricerca in tutti i campi musicali affrontando diversi universi culturali. Dagli arrangiamenti sul disco "Lost in the stars", dedicato alle canzoni di Kurt Weill, alla produzione ed arrangiamento dell’album di Dagmar Krause ("Tank battles") che ripropone le canzoni politiche ed antinaziste di Hanns Eisler, dalla collaborazione col violinista algerino Djamel Ben Yelles, fino all’ arrangiamento e direzione orchestrale per l’opera teatrale The Black Rider scritta da William Burroughs, con le musiche di Tom Waits e la regia di Bob Wilson
Cohen ha composto musica per - tra gli altri - il teatro del Lincoln Center, e collaborato alla realizzazione delle colonne sonore di film come Ed Wood e Pomodori verdi fritti.
Ha pubblicato due album a suo nome, Way Low e Moment to Moment, entrambi per la DIW.
JOEY BARON
Joey Baron è nato nel 1955 a Richmond, Virginia in una famiglia di origini ebraiche della working class. Si è formato prevalentemente da autodidatta, attraverso l’osservazione degli altri musicisti e l’ascolto di dischi, radio e televisione. Le sue prime influenze spaziano dagli ospiti dell’Ed Sullivan show e la sigla del telefilm "The Wild Wild West" alle incisioni di Art Blakey, Ray Charles, Booker T. and the M.G.'s, James Brown, i Beatles e Jimi Hendrix. Oltre ad aver fino al 1995 fatto parte per dieci anni della band di Bill Frisell, si è esibito e ha inciso con un numero impressionante di grandi artisti tra cui spiccano Carmen McRae, Dizzy Gillespie, Tony Bennett, Hampton Hawes, Chet Baker, Laurie Anderson, Art Pepper, Stan Getz, Jay McShann, David Bowie, The Los Angeles Philharmonic, Big Joe Turner, Philip Glass, John Abercrombie, Mel Lewis, Pat Martino, Harry Sweets Edison, David Sanborn, Al Jarreau, Jim Hall, Randy Brecker, Marian McPartland, John Scofield, e i Lounge Lizards. Joey Baron inoltre è co-leader del gruppo Miniature (insieme a Tim Berne e Hank Roberts) ed è stato membro dei Naked City (con John Zorn, Bill Frisell, Fred Frith and Wayne Horvitz). Suona nel gruppo "Masada" di John Zorn ed è leader del proprio trio Barondown, che comprende il sassofonista Ellery Eskelin e il trombonista Steve Swell: con tale gruppo ha inciso Crackshot (Avant), Raised Pleasure Dot (New World) e Tongue in Groove (JMT). Baron ha anche diretto una all star band che ha visto la partecipazione di Ron Carter, Arthur Blythe and Bill Frisell. Con questo gruppo ha inciso, per la serie Songline/Tone Field della Intuition, Down Home, un album di proprie composizioni originali ispirate alle sonorità R&B del sud degli Stati Uniti, sua zona d’origine. Joey Baron si esibisce anche in duo con Bill Frisell e da solo. Un brano da lui inciso in solitudine, “Alfie”, è stato pubblicato nell’opera discografica Great Jewish Music: Burt Bacharach (Tzadik).