(03/11/2009) -
“I have a dream”. Esordì così, il reverendo Martin Luther King, il 28 agosto del ’63, nel suo storico discorso davanti al Lincoln Memorial di Washington. “I have a dream”. “Io ho un sogno”. E il suo sogno era di vedere bianchi e neri, tutti insieme, uniti, magari seduti alla stessa tavola. Ma mai avrebbe pensato di vederli nello stesso piatto. Certo, erano altri tempi e 46 anni dopo il mondo è andato avanti alla velocità della luce. Così, dall’integrazione razziale si è passati all’integrazione alimentare: cibi multietnici preparati con prodotti tipici italiani. E’ questa la proposta lanciata dalla rassegna di cultura e gusto Golosaria, in programma a Milano, dal 7 al 9 novembre prossimi, all’hotel e convention center Melià, al numero 19 di via Masaccio, zona Lotto. A presentare la quarta edizione, nella sala Pirelli della Regione Lombardia, colui che più di ogni altro ne incarna lo spirito, Paolo Massobrio, fondatore del Club di Papillon - che organizza la kermesse - e autore della guida ai prodotti enogastronomici del Bel Paese, Il Golosario. La cucina dell’integrazione non sarà solo il leitmotiv della rassegna - per accedere alla quale occorre scaricare i biglietti, oltre a eventuali informazioni, dal sito www.golosaria.it - ma farà anche da antipasto all’Expo 2015. “Ne ho parlato per la prima volta- conferma Massobrio - alla conferenza degli stati generali dell’Expo 2015. L’ho fatto, andando dietro alla provocazione lanciata dal ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia, il quale non si è detto contrario ai locali di cucina etnica. Semplicemente, non capisce perché per cucinare non si possano usare prodotti del nostro territorio. In Italia, ci sono già degli esempi”. Esempi che verranno sbandierati in piazza proprio nel corso di Golosaria: da un kebabbaro turco che presenterà il suo doner kebab a base di carni certificate di un’azienda italiana, passando per un ristoratore di Cagliari che con il suo chef giapponese proporrà un sushi di tonno rosso di Carloforte e riso della pianura Padana, fino ad arrivare allo chef di un locale maghrebino di Torino che preparerà un couscous di semola dell’Emilia Romagna. In fondo, se è vero che a tavola non si invecchia mai, quale migliore spunto per concretizzare la tanto enfatizzata integrazione che, ancora oggi, trova molte porte sbarrate nei pregiudizi dei popoli immigrati e dei loro ospitanti? Secondo Massobrio, una politica di questo genere creerebbe una serie di benefici a vantaggio di ogni cittadino. Quanto meno di coloro che possono ancora permettersi di andare a mangiare fuori: “Le istituzioni sono fortemente impegnate nell’ambito della sicurezza alimentare. Tuttavia, i controlli delle merci che arrivano alla frontiera, a causa della stessa conformazione del nostro territorio, sono pieni di falle. A questo punto, meglio utilizzare i nostri prodotti, che danno più garanzie sotto il profilo della salubrità. Questo genererebbe delle sinergie tra l’agricoltura locale e gli stessi ristoratori”. Con Golosaria - in programma pure a Torino il 14 e 15 novembre e nel Monferrato a marzo - si cercherà di affermare un nuovo tipo di marchio: DeCo, Denominazione comunale. Preziosa opportunità, poi, quella di approfondire tematiche di grande attualità, per via dell’evoluzione dei tempi e della crisi economica. Una su tutte, la Spesa in compagnia, nuova tendenza che vede alcune famiglie acquistare insieme i prodotti di eccellenza. Altro filone, L’orto sul balcone, per ripristinare nella gente la voglia di un contatto diretto con la natura, tale da bilanciare l’inclinazione a vivere virtualmente, attraverso internet o la televisione. Argomento particolarmente caro a Massobrio, i Mestieri del terzo millennio: viaggio nell’artigianato alimentare, alla scoperta di professioni in via di estinzione, come il macellaio, il droghiere, e della maniera nella quale sono destinate a modificarsi. Nel corso della tre giorni, si susseguiranno talk show, tavole rotonde, dimostrazioni, come quella della lavorazione del pane. Annunciate pure rappresentazioni teatrali, la premiazione dei 100 migliori vini italiani e, dulcis in fundo, la degustazione dei prodotti dei 100 migliori artigiani del gusto selezionati dal Golosario 2010. Proprio la guida scritta da Massobrio ed edita da Comunica edizioni, giunta al dodicesimo anno - prezzo di copertina 25 euro - rappresenta una sorta di compendio con le sue oltre mille pagine e i riferimenti a 1.162 produttori di qualità, 3.728 botteghe e boutique del gusto, 2.600 cantine, 469 oleifici, 500 ristoranti. “A tutti abbiamo dato i voti - conferma l’autore - perché la nostra è una guida critica. Ci siamo seduti a tavola e abbiamo regolarmente pagato poiché il nostro dovrà sempre essere un giudizio libero”. Il volume è suddiviso per regioni. Ognuna di essere è introdotta da un personaggio famoso: Costantino Charrère, per la Valle d’Aosta; Giancarlo Caselli, Piemonte; Sabrina Salerno, Liguria; Vince Tempera, Lombardia; Luca Zaia, Veneto; Roberto Manni, Trentino; Kaspar Capparoni, Alto Adige; Giuseppe Battiston, Friuli Venezia Giulia; Orietta Berti, Emilia Romagna; Carlo Conti, Toscana; Enrico Bracalente, Marche; Sergio Marini, Umbria; Barbara Palombelli, Lazio; Ettore Giovannelli, Abruzzo; Daniela Terreri, Molise; Alfonso Iaccarino, Campania; Mino Taveri, Puglia; Arisa - al secolo Rosalba Pippa - per la Basilicata; Franco Arturi, Calabria; Tony Sperandeo, Sicilia; Pietro Paolo Virdis, Sardegna. Alla conferenza di presentazione hanno dato un contributo, con i propri interventi scritti o con la propria presenza, anche Luca Daniel Ferrazzi, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia; Massimiliano Orsatti, assessore al Turismo del Comune di Milano; Giovanni Terzi, assessore alle Attività produttive del Comune di Milano; Alfredo Zini, consigliere della Camera di commercio meneghina, ente patrocinante; Francesco Tofoni, amministratore delegato di Atm servizi, che alla kermesse presenterà 27 percorsi enogastronomici.
Fabio Bonasera
fabiobonasera@libero.it
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