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| DON GIORGIO DE CAPITANI, SE QUESTO È UN PRETE... |
(20/09/2009) - Ci siamo già occupati ad agosto su IMG Press del triste caso di Don Giorgio De Capitani, un prete anziano di 71 anni, residente nella frazione di Monte a Rovagnate (Lecco) nella Arcidiocesi di Milano guidata dal cardinale Dionigi Tettamanzi. E pensavamo che qualcuno nella Curia milanese di Piazza Fontana n. 2 si attivasse per sospenderlo a divinis o a ridurlo allo stato laicale, ma non solo De Capitani rimane al suo posto, ma raddoppia con parolacce e con un linguaggio volgare da osteria che non si addicono a un ecclesiastico. Questo prete rosso è estremamente politicizzato, odia il centro destra, e ricorre sul suo sito web a insulti, ingiurie e a diffamazioni gratuite verso esponenti politici. De Capitani commette una serie di reati penali approfittando e abusando della tonaca che porta. L'ultimo insulto in ordine di tempo è ai nostri 6 soldati morti in Afganistan definiti da De Capitani "mercenari". Questo prete che, probabilmente, ha problemi di apparire per contare nel clero ambrosiano o italiano, ha attivato un sito www.dongiorgio.it dove non risparmia nessuno. Si è accanito contro i 6 militari che erano in Afganistan per una missione di pace e per combattere il terrorismo. Lui li ha equiparati ai soldati mercenari della Legione straniera dimostrando ignoranza e malafede. Questo De Capitani non è un prete, non è un ministro di Dio, non è un alter Christus, è solo un povero vanesio, un narciso, e un esizibionista. Vuole apparire atutti i costi, nella civiltà dell'immagine, per contare e allora le spara grosse, vuole diventare un leader del clero progressista ma il suo grande limite è che è assai modesto culturalmente. Non capisce di sacra Teologia, di sacra Scrittura. E ci chiediamo come abbia fatto a diventare prete nonostante il Rettore del Seminario di Venegono fosse il rigoroso cardinale Giovanni Colombo. De Capitani conosce alcuni slogans dei centri sociali, e a 71 anni suonati, li pronuncia con invettive politiche sul suo sito web. Questo prete un po' rozzo, che ha un'alta stima di se stesso, unita a una grande considerazione del suo operato, lo porta ad emettere giudizi senza valutare le conseguenze dei suoi gesti. Che sia un caso di demenza senile? Oppure di disattamento? Non lo sappiamo perché la normalità e la follia nel suo caso sono difficili da stabilire. Oggi, il direttore responsabile de IL GIORNALE, Alessandro Sallusti, se la prende con il silenzio del Cardinale Tettamanzi. Ma se appena appena conosco il cardinale Tettamanzi quando tace, contrariamente a quanto uno possa pensare, lo fa per prendere le distanze. No, il modello di sacerdote cui guarda Tettamanzi non è certo quello di De Capitani. L' Arcivescovo di Milano ama molto i suoi preti, gli è vicino nella gioia e nel dolore. Le sue parole d'ordine sono: ascolto, dialogo, donazione e condivisione. Ma nei loro confronti è esigente e rigoroso. Li invita alla sobrietà, alla carità, e a predicare il Vangelo e ad annunciare a tutti Gesù crocifisso e risorto. Non ama gli eccessi, i leader improvvisati che non sanno stare al loro posto, e non mettono in pratica le direttive del Papa, del Vescovo, e non seguono la Sacra Scrittura, il Magistero della Chiesa, e la Tradizione. De Capitani nelle sue esternazioni infelici, inopportune, e improvvide parla a ruota libera, e non tiene conto della Costituzione dogmatica Dei Verbum. Lui, ormai, si è ritagliato un ruolo da capopolo di provincia che va in fibrillazione quando la rete parla di lui. E' stanco di fare il prete. Ora vuole fare politica con internet. Ma almeno sia consapevole che è un consacrato e la prudenza è una virtù che dovrebbe mettere in atto tutti i giorni. E, per favore, la smetta di usare insulti, ingiurie e parolacce nei confronti di chiunque. E mons. Molinari, Vicario Episcopale per la zona di Lecco, lo sanzioni presto e subito e lo sospenda a divinis. Cosi abbiamo pure il martire, quel ruolo che De Capitani va cercando da tempo per farsi pubblicità e continuare ad attaccare il prossimo dimostrando grande carità. Un consiglio diamo a De Capitani. Metta nella home page del suo sito web l'Inno alla carità di San Paolo che si trova nella Prima Lettera ai Corinzi. E lo legga ogni giorno prima di scrivere articoli che non ci rassicurano per niente sulla sua salute mentale essendo cosi volgari, pieni di odio, di livore e accanimento verso il suo prossimo. Caro cardinale Tettamanzi, ora è giunto il momento di passare dalle parole ai fatti.
Alberto Giannino alberto.giannino@gmail.com
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