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| TSO: MORTO DOPO ESSERE STATO LEGATO 4 GIORNI SUL LETTO D’OSPEDALE |
(19/08/2009) - Martedì 4 agosto scorso, alle 7,20 del mattino, è morto, legato al letto del reparto psichiatrico dell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania, Francesco Mastrogiovanni. L’uomo, un cinquantaquattrenne insegnante elementare originario di Castelnuovo Cilento, era stato sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio con la presunta accusa di disturbo alla quiete pubblica; la mattina del 31 luglio decine di carabinieri e vigili urbani del comune di Pollica Acciaroli, «alcuni in borghese, altri armati fino ai denti», secondo una testimone oculare, hanno circondato la casa in cui alloggiava dall'inizio di luglio per le vacanze estive. Fonti interne alle forze dell’ordine raccontano di un incidente in cui, guidando contromano, alcune sere prima, avrebbe tamponato quattro autovetture parcheggiate, anche se non esiste, secondo i familiari, alcun verbale né denuncia verso l’assicurazione. La sera del 31 luglio Mastrogiovanni è stato legato al letto ed è rimasto così per quattro giorni, sottoposto a TSO, morendo, il 4 agosto, per edema polmonare. La misura non risulta dalla cartella clinica, ma è stata riferita ai parenti da testimoni oculari. E confermata dal medico legale Adamo Maiese, che ha riscontrato segni di lacci su polsi e caviglie della salma durante l’autopsia. “Siamo esterrefatti” commentano i co-presidenti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Francesco appare essere oggetto di un abuso pazzesco che lo ha portato a morire dopo che gli è stata privata la dignità di essere umano. Lo conferma il fatto che la Procura di Vallo della Lucania ha aperto un’inchiesta e iscritto nel registro degli indagati i sette medici del reparto psichiatrico campano che hanno avuto in cura Mastrogiovanni. Il TSO” proseguono gli attivisti, “senza dubbio interferisce con l’integrità psichica del soggetto su cui viene effettuato, con il suo libero arbitrio e più in generale con i suoi diritti umani. Innumerevoli casi verificatisi in tutto il mondo dimostrano come il ricovero e il trattamento con psicofarmaci o altre terapie, contro la volontà del paziente, abbiano spesso causato gravi disturbi nel soggetto trattato e in molti casi la sua morte. E’ emblematica quella di Giuseppe Casu, che il 15 giugno 2006 a Quartu (Cagliari) venne prelevato a forza, ammanettato alla barella e portato via per un ricovero coatto in psichiatria, dove morì una settimana dopo per Tromboembolia venosa. Il T.S.O. era stato prescritto” continuano Malini, Pegoraro e Picciau, “solo perché Casu era un ambulante abusivo, una delle professioni - ci si consenta il paragone - che il partito nazionalsocialista considerava ‘asociali’. Definendo così alcune categorie di persone, i nazisti le punivano e spesso le annientavano attraverso la prescrizione di micidiali Trattamenti Sanitari Obbligatori. Il T.S.O. viene presentato come uno strumento utile a intervenire quando cittadini con gravi turbe psichiche rifiutano di sottoporsi a cure indispensabili,” spiegano i Co-Presidenti di EveryOne, “ma in realtà viene usato o con estrema superficialità, su prescrizione di figure professionali impreparate e con una vigilanza praticamente inesistente, o anche come mezzo repressivo per il controllo sociale. Ci auguriamo - concludono - che il Procuratore della Repubblica faccia chiarezza quanto prima, perseguendo i responsabili, sia sulle cause del fermo coatto di Francesco, sia sull’inumano trattamento subito in ospedale. Riteniamo inoltre che sia dovere dei nostri Parlamentari presentare un’immediata interrogazione al Ministro degli Interni e della Salute su quanto avvenuto”.
Gruppo EveryOne
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